“IMPRESSIONI DI COLORE”

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“Una mattina, avendo uno di noi finito il nero, utilizzò il blu: era nato l’Impressionismo”

Pierre-Auguste Renoir

La serie, “Impressioni di colore” è stata presentata per la prima volta al pubblico il 5 aprile 2014 in occasione della Beauty in Vogue night, durante l’evento “La molteplice bellezza” organizzato da Bologna Art Hotels.

"...nella suggestiva “Sala del Pozzo”, “Impressioni di colore”, un lavoro realizzato in collaborazione con Serena Palma make up artist. I cinque trittici rappresentano una bellezza artificiale dalle tinte forti, frutto dell’interpretazione personale del movimento pittorico impressionista e delle sue tecniche..."

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“Sintetizzare nel colore la visione ottica e la coscienza delle cose”, questa fu la grande ambizione di Paul Cezanne.

Cezanne fu uno dei pittori francesi più emblematici legati all’Impressionismo.
A differenza di Renoir e di Manet, interessati ai fenomeni percettivi della luce e del colore, Cezanne cerca di sintetizzare nella sua pittura anche i fenomeni della interpretazione razionale che portano a riconoscere le forme e lo spazio. E per far ciò, egli non ricorse mai agli strumenti tradizionali del disegno, del chiaroscuro e della prospettiva, ma solo al colore.

Egli è del tutto indifferente ai soggetti. Li utilizza solo per condurre i suoi esperimenti sul colore.
Anche la sua tecnica pittorica è decisamente originale ed inconfondibile.
Egli infatti sovrapponeva i colori con spalmature successive, senza mai mischiarle.

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Il nome del movimento impressionista deriva dal celebre quadro di Claude Monet “Impression, soleil levant” del 1872.

Durante la prima esposizione del 1974, il critico Louis Leroy, ispirandosi al nome del quadro, intitolò la sua recensione, con intento dispregiativo, “L’esposizione degli impressionisti.”

Gli stessi pittori, futuri impressionisti, adottarono però questo nome proprio in spregio alla critica, divenendo così noti a tutti sotto questa denominazione.

Monet non voleva dipingere “il sole che si leva al mattino”, ma l’impressione del sole che si leva: per questo decise di non concentrarsi sui particolari, ma piuttosto sulla visione d’insieme.
Le immagini sono decomposte in una molteplicità di tratti di colore, stesi a rapide pennellate, le figure sono prive di contorni e di rifiniture.

Agli occhi dei primi critici sembrò un abbozzo sommario e approssimativo, in realtà fu la nascita di uno dei più grandi movimenti pittorici della nostra storia.

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A differenza degli altri Impressionisti, Edgar Degas non ama lavorare “en plen air”.

Preferisce la luce artificiale degli interni, che gli da una maggiore libertà e la possibilità di manipolare i soggetti e modificarne a suo piacimento la “posa”, nella quale, secondo quanto diceva egli stesso, nulla doveva essere lasciato al caso.

Anche i soggetti in esterni, quali le corse dei cavalli, i fantini, le scene di caccia e, persino, i paesaggi, pur studiati “in loco” nei minimi dettagli mediante schizzi e appunti, erano poi rielaborati nel suo studio.

Da qui l’importanza rivestita dallo schizzo e dal disegno nell’opera di Degas, la maggior parte dei quali vengono ripresi di nascosto portando l’artista ad ottenere dei lavori molto naturali e dinamici.

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pubblicato su INEDITO #6 by birikbutik.com

“Nel pensare a queste immagini, e nel produrle, mi sono lasciata ispirare dal movimento pittorico dell’impressionismo. Il concetto fondamentale per gli impressionisti era la percezione della realtà attraverso “impressioni” di forme, di luci e di colori, ognuna diversa a seconda dell’osservatore che si trovava di fronte ad essa.

La loro tecnica pittorica, innovativa, era in grado di rappresentare la percezione visiva del reale così come la si poteva vedere, pennellate rapide, immagini dai contorni non definiti, colori cangianti e spesso privi di sfumature.

Essendo stata qualche giorno prima dello shooting a Pavia a vedere la mostra dedicata a Claude Monet ho voluto raccogliore tutte le emozioni e le sensazioni provate durante la visita e, mischiandole ai ricordi di altre mostre quale quella di Degas a Torino e al Museo d’Orsay a Parigi, ho deciso di rendere Margarita (la modella), la mia tela bianca.

Inizialmente io e Serena, la truccatrice, ci siamo confrontate per un brainstorming esplicativo, ma abbiamo da subito lasciato stare la scaletta fissata e ci siamo concesse un “via libera” alla nostra creatività.

Mentre Serena “dipingeva” la nostra Margarita io guardavo i colori nascere sul suo viso, colori che danzavano e si univano per formare qualcosa. Un qualcosa che in me creava una forte sensazione. E così, semplicemente, chiedevo a Margarita di sedersi avanti a me e di muoversi, libera anche lei nella posa, la invitato ad esprimersi, spiegandole quello che provavo le chiedevo di rielaborare e rienterpretare il tutto e velocemente fermavo gli attimi con uno scatto dopo l’altro.

E’ nato così questo servizio fotografico, da un’idea che ne ha scatenate altre cento.

E queste idee hanno creato un vortice di
emozione.

In tutte noi.

Sperando che l’emozione giunga anche a voi.”

Valentina De Meo

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